Vasi sacri e oggetti per uso liturgico dopo il concilio in Europa

Koinè Ricerca torna sul tema in forma panoramica

Liturgia & Arredo Sacro


Vasi sacri e oggetti per uso liturgico dopo il concilio in Europa

Molte cose sono cambiate nella Chiesa negli ultimi cinquant’anni. Anche i calici, e molti oggetti per l’uso liturgico. KOINÈ Ricerca che fin dal 1989 ha organizzato mostre e i concorsi su questo argomento, torna sul tema in forma panoramica.

Da che cosa ha preso il via il cambiamento nella Chiesa cattolica in materia di oggetti per il culto e, in particolare, in riferimento al calice? Il punto di partenza è la riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II (1962-1965). In particolare dal fatto che, per la celebrazione della Messa l’altare è stato posto al centro ideale dell’assemblea. In questo modo, a partire dalla liturgia eucaristica, il calice viene posto sull’altare e rimane costantemente sotto gli occhi di tutti. L’intera assemblea lo vede sull’altare accanto alla pisside, in posizione centrale, lo vede tra le mani del presbitero durante l’offertorio, la consacrazione, la comunione. Di fatto, anche per la sua forma, il calice risulta molto più visibile rispetto ad altri vasi sacri come la pisside.

Non è un caso, perciò, che nei cinque decenni successivi al Concilio Vaticano II proprio al calice, spontaneamente, sia stata rivolta tanta attenzione da parte dei sacerdoti e dei fedeli. Mentre i sacerdoti hanno continuato a utilizzare senza problemi i calici esistenti, quando si è pensato a un nuovo calice, da regalare ai sacerdoti novelli in occasione dell’ordinazione o ai sacerdoti maturi in occasione degli anniversari di Messa, lo si è scelto in modo che corrispondesse alla sensibilità attuale, alla cultura artistica contemporanea e alle indicazioni conciliari che orientano verso la “nobile semplicità, piuttosto che al fasto” (OGMR, 292), nel rispetto delle norme tradizionali (OGMR, 327-334) riguardanti il significato, i materiali e la dignità degli oggetti destinati al culto.

Analogamente a quanto è successo per i calici, l’intero mondo dei vasi sacri e degli oggetti usati per la liturgia ha conosciuto un ampio rinnovamento che presenta tratti comuni: non taglia i legami con la tradizione, accoglie le sollecitazioni provenienti dalle nuove sensibilità, si apre alle espressioni della cultura contemporanea, si misura con mondi culturali diversi, per quanto riguarda la liturgia si lascia guidare dalle disposizioni conciliari. Come sono cambiati i calici e gli altri oggetti per il culto? I calici usati abitualmente dai sacerdoti italiani per la Messa, quelli progettati dopo il Concilio sono, salvo eccezioni, facilmente riconoscibili perché al di là delle varianti e delle interpretazioni presentano alcune caratteristiche ricorrenti che sono facilmente riconoscibili anche nell’intera gamma degli oggetti per la liturgia. La tendenza generale è di escludere ogni riferimento stilistico. In particolare, sono diventati rari i calici in stile barocco. Si tende, inoltre, a fare a meno delle decorazioni che hanno lasciato il posto ad ampie superfici lavorate in vario modo e poi rifinite. Le dimensioni sono in genere più contenute. I calici sono a misura di mani, a misura di persona. Si può dire che siano scomparsi i calici monumentali. Anche le forme sono diventate più semplici, lineari, sobrie. In qualche caso è comparso il colore. Per i nuovi calici non si ricorre più solo al metallo dorato. In alcuni casi e in aree limitate stanno comparendo anche materiali meno nobili come la ceramica e la plastica. Le pietre preziose sono quasi del tutto scomparse.

Non c’è alcun timore a produrre calici in serie (in piccola serie) accanto a manufatti artistici (rari) e artigianali, o quasi. Anche i modelli sono cambiati. Accanto a quello più diffuso – il “calice” vero e proprio, dotato di base, stelo, nodo e coppa – si stanno elaborando altri modelli ispirati al “bicchiere”, attingendo l’ispirazione ai prodotti di design più che ai modelli di uso domestico.

La figura del progettista è cambiata. Accanto agli artigiani, agli orafi e agli artisti in qualche caso, se incaricati, sono comparsi anche i designer. I produttori gestiscono laboratori collegati a società specializzate nella distribuzione di arredi e suppellettili ecclesiastiche. In qualche caso i produttori sono presenti sul mercato in modo autonomo. I destinatari finali, cioè i sacerdoti, in più di un caso sono diventati committenti, non solo acquirenti, dal momento che esprimono direttamente al produttore o all’artigiano le loro specifiche richieste o preferenze. Il mercato dei calici, come in genere quello dei vasi sacri, delle suppellettili e delle vesti liturgiche, continua a essere un mercato “di nicchia”, che, tuttavia ha assunto una dimensione mondiale e un rilevante valore economico.

*Arch. Mons. Giancarlo Santi

Presidente del Comitato Scientifico di Koinè Ricerca

Docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano


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